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21 Jun

Assassini mediatici venuti da fuori

Pubblicato da Giorgio Fontana  - Tags:  fratelli lumiere, la ciutat, cinema, panico

n pieno inverno

Gli spettatori smaliziati, convinti di stare per assistere ad un nuovo effetto scenico di due teatranti venuti da fuori, stanno fumando nella platea del teatro che li ha accolti in un clemente inverno francese.
Tra di loro, Auguste e Louis Lumière, sono quelli vestiti alla moda, palandrane di fine secolo, un secolo che ha fatto fare all'uomo passi da gigante nel campo della scienza e della tecnica.
Nella cittadina di La Ciutat, quasi 13 mila abitanti nella Provenza, l'estremo Sud della Francia, non si parla d'altro da alcuni giorni. Qualcuno è arrivato anche da Marsiglia e da Tolone, per fare una gita al mare in quelle stradine che piano piano portano al mare, anche se siamo in pieno inverno, esattamente il 6 Gennaio 1896.
Qualche settimana prima a Parigi i due signori esperti di trabocchetti scenici da Gran Guignol avevano fatto emozionare il pubblico parigino con una loro macchina strabiliante con cui davano movimento alla luce tanto da far sembrare le ombre intere  e le mezzeombre qualcosa di vivo e di fantastico.
Alcuni signori che fumano il sigaro mentre aspettano ricordano di aver visto  quei due ciarlatani alla stazione ferroviaria mentre fotografavano con quei trabicoli neri le persone che scendevano dal treno che arrivava da Tolosa.
Suo cognato stava per rovinar loro addosso con tutti i bagagli e la sua signora, mentre correva per prendere il posto buono della carrozza della prima classe.
Il suo interlocutore informa che i due sono i figli di un imprenditore che porta ogni anno in vacanza la famiglia a La Plages. L'altro annuisce rassicurato senza però dimenticare di lanciare , un 'peut etre'
Lo dice con sufficienza, a lui tutta questa tecnologia da l'impressione di portarsi dentro troppa confusione senza un vero scopo. Lo stupore non produce ricchezza, conclude.
Intanto pensa a quando ha letto Jules Verne, le sue fantasie bizzarre e a quelle che si sono però già avverate e non sa interpretare quel senso di disagio che percepisce, guardandosi attorno, nel vedere tutta quella gente che come lui s'è data appuntamento per qualcosa che ritiene poco edificante ma che allo stesso tempo magnetizza, come gli esperimenti di quel medico parigino, Mesmer.
Ora il direttore del Teatro urla sul brusio generale che si prenda posto in sala che sta per iniziare lo spettacolo.
Si aprono le tende polverose del sipario; nel fondo del proscenio  è collocato un telone bianco sporco, come se la polvere di anni di scena avesse collocato su di questo la sua marca.
Improvvisamente qualcosa su quella superficie sembra muoversi, sono uomini in bianco e nero che aspettano l'arrivo di qualcosa, lo aspettano come se fosse normale, osservare se stessi rappresentare una prospettiva dentro un mondo che rappresenta se stesso osservato.
Ma questi pensieri possibili non hanno il tempo di venire elaborati perchè, dal fondo dell'immagine, arriva, senza far nessun rumore, una locomotiva che mostruosamente incombe sulla vita di chi ha pagato onestamente un biglietto pensando di divertirsi con qualche nuovo trucco teatrale e che ora rischia di venire travolta dalla criminale mente di due fratelli assassini. 
45 secondi di sequenza mozzafiato di fotografie ed è il panico; già nei primi letali secondi.

L'arrivo della locomotiva scatena il panico.