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07 Jan

La Visibilità Morale di Lorenzo Milani

Pubblicato da Giorgio Fontana  - Tags:  Don Lorenzo MIlani, anni 70, obiobiezione di coscienza, pedagogia, visibilit

La Visibilità Morale di Lorenzo Milani

Ieri sera con alcuni amici si discuteva della differenza tra il contesto in cui le persone crescono nella nostra contemporaneità e quello di 30-40 anni fa.
In questi casi il primo nome che mi viene in mente è sempre, inevitabilmente quello di Lorenzo Milani che per me è il punto di riferimento biografico d'eccellenza.
Lo è per ragioni molteplici, alcune di tipo etico, altre politiche, altre per parole chiave che mi suggestionarono e mi suggestionano, come coerenza, responsabilità, cura, interesse per gli altri.
Altre ancora per emozioni forti e ricordi di adolescenza condite con le prime scelte morali, le prime riflessioni sui valori.

Le sue Lettere sono state le prime prime lettura politiche e le prime rudimentali, esperienze di impegno.
La mia conoscenza con Lorenzo Milani la ricordo benissimo, è stato 'Lettera ad un cappellano militare'; avevo 15 anni e andavo ad aiutare la vecchia bibliotecaria del mio paese, ogni domenica mattina, invece di andare a messa.
Per me è stata proprio la diserzione dall'obbligo a farmi diventare quello che sono oggi, nel bene e nel male.
La diserzione dall'obbligo era il concetto del libretto della Scuola di Barbiana, nel quale l'ipocrisia dell'istituzione ecclesiastica veniva denunciata proprio da un suo membro, dentro il senso di appartenenza, che era al tempo stesso la comunità dei cattolici e quella di chi cattolico non era, come gli anarchici o i testimoni di Geova, disertori dall'obbligo di leva militare, obiettori di coscienza. 
Nel leggere li piccolo libro, qualche decina di pagine, mi era capitato di trovare un piccolo foglio battuto a macchina che niente aveva a che vedere con il corpo editoriale.

Era un testo di propaganda della LOC, la Lega degli Obiettori di Coscienza, o comunque scritto da chi ne faceva riferimento nel testo.

Con l'immaginazione dei miei 15 anni rimasi catturato da questa storia, simile al conte di Montecristo o a quelche storia di partigiani, di agenti segreti, di un mondo parallelo e oscuro che adesso galleggiava dentro una bottilgia a forma di libro.
Avrei dovuto riferirlo alla vecchia bibliotecaria, una vecchia insegnante ancora devota alla Monarchia che solo 25 anni prima viveva il suo epilogo storico; non lo feci, anzi mi misi a cercare se per caso, in altri volumi, avrei trovato trovato altri volantini. Li trovai, quindi, con qualche appostamento stategico capii, una domenica mattina, chi ne era l'autore.
Si trattava di un ragazzo di qualche anno più vecchio di me, impegnatissimo in un circolo anarchico della zona.
Lo presi in disparte e parlammo. Diventammo amici ed io segnai in quel modo la mia visione libertaria, o che, almeno, riconosco come tale, pur con molte contraddizioni e trasversalità.
Questa storia fu l'imprinting su di me operato da Lorenzo Milani.
Protagonista conosciuto in un piccolo mondo della politica e dell'impegno, non perchè fosse un guerrigliero come Che Guevara, un feticcio già in quel periodo, o per il quale le copertine dei rotocalchi ne amplificavano l'autorità e tanto meno perchè apparisse in televisione, non ricordo di averlo mai visto nello schermo in bianco e nero degli anni 70.
Don Milani era autorevole per quello che scriveva, per il modo con cui conduceva la sua vita, per le scelte che aveva fatto e le consequenze che queste avevano avuto sulla sua biografia, perchè era un padre prima che un prete, perchè sapeva condurre, sapeva ascoltare e sapeva dirigere, perchè in alcuni insegnanti, molti della mia generazione, vi riconoscevano la sua figura ed il suo esempio.
Tutto questo si sintetizza nel fatto che lui, e molte altre figure carismatiche di quegli anni, non avendo a disposizione i mezzi di comunicazione di massa doveva parlare ad un contesto preciso, delimitato, quasi esclusivo.
La comunità di Barbiana, l'entroterra fiorentino, il mondo della scuola che cercava le forme più alte di democrazia dell'educazione e poteva farlo con la chiarezza, la responsabilità, la determinazione che la conoscenza diretta del proprio interlocutore permette. 
Proprio il mezzo permetteva che il messaggio si identificasse con il suo mittente.
Proprio il mittente non doveva camuffarsi con qualsiasi cosa potesse gratificare un pubblico indistinto come quello nascosto al di là della ricezione televisiva.
E proprio questa, alla fine, è la differenza che più colgo tra i comunicatori dei mie anni di formazione e i comunicatori per i giovani in formazione oggi.
Personaggi manipolati dal mezzo che pensano di usare con maestria per un'audience impersonale, invece che soggetti di un messaggio.
Più la tecnologia amplia l'audience, per velocità e spazialità, più il messaggio arriva rumoroso e sporco e meno resta, meno si fa profondo.
Lorenzo Milani sapeva che doveva sfruttare il suo immenso quarto d'ora di notorietà con i ragazzi che conosceva per nome e dai quali sarebbe stato giudicato ogni giorno in avanti, nel bene e nel male, con misurazioni molto più accurate di qualsiasi auditel o audiweb, o qualsiasi processo euristico e predittivo.
I limite angusto della scuola di montagna, con le pluriclassi, il bosco attorno, i campi dei genitori come sillabsri e la piscina come palestra di corpo sano in mente sana, quel piccolissimo mondo locale ha prodotto alcune tra le più profonde riflessioni civili del nostro paese.
Un paese che, malgrado le potenti reti che ci connettono 24 ore su 24, non è più in grado di produrre senso, limitandosi a comunicati stampa dettati da rilevamenti di tendenze statistiche, perchè con tutta la scienza matematica che siamo in grado di avere in risorsa,con algoritmi sempre più sofisticati e con bande di distrubuzione sempre più ample gli intellettuali, chi deve 'pensare' non conosce chi è il soggetto dei loro pensieri.
Personaggi, quelli che ci sono contemporanei, che hanno visibilità e notorietà statistica impensabile decenni prima ma che non riconosco come autorità morali, non li sento sulla mia pelle come parassiti indispensabili, come tigne per sempre.
Li posso scacciare quando e come voglio. Senza senso di colpa e senza nostalgie.
Per questo quando devo materializzare un nome da associare a 'visibilità morale' devo tornare ai mie 14 anni,ad una biblioteca di un piccolo paese del torinese, a qualche libretto senza molti fronzoli ed ad un oscuro personaggio che li usa per veicolare in bottiglia la diserzione ed il dissenso. 

EveresteBook.com 06/02/2015 13:27

Really inspiring and informative post…
thanks for share….
Very Unique idea of post…