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15 Nov

Media, vecchi e nuovi, tra osceno e odio

Pubblicato da Giorgio Fontana  - Tags:  Carmine Castoro, televisione, osceno televisivo, Jean Baudrillard, odio, identità digitale, Peter Sloterdijk, second screen

In questa conversazione, Carmine Castoro, sviluppa una tematica interessante, quella della transmedialità e del senso oscuro che la caratterizza.
Una iperconnettività che ha al centro la televisione e come rizoma le innumerevoli diramazioni digitali che fanno dell'utente, un lavoratore del marketing, suo malgrado e lo obbligano a stare dentro la scena infinita del prodotto televisivo.
Prodotto che non ha più un fine di informazione, di intrattenimento o di svago, neppure più ipnotico e memico, ma di pervasiva ripetizione di contenuti sempre più appiccicosi e autoreferenziali.
Il telespettatore odierno, che usa il second screen e che è una parte integrante del format, è diventato un prodotto preconfezionato su cui si basa la produzione e la predizione di comportamenti e consumi.
L'osceno televisivo è proprio questa melassa che crea una falsa identità di telespettatore, con lo scopo di definire ruoli e mansioni, per valorizzare narrative fini a se stesse, ma soprattutto finite e senza aperture e possibilità di un riuso democratico.
L'esempio per tutti è Maria De Filippi, oggetto di sentimenti negativi pef l'autore, sulla quale ha scritto, nel 2011, un saggio intitolato 'Maria de Filippi ti odio'.

Il libro di Carmine Castoro ha per titolo 'Filosofia dell'osceno televisivo' edizioni Mimesis.